Maestro d’ombre

Maestro d’ombre,
Son polvere le sue vele,
sente il caldo di Dicembre,
nell’infamia delle sue querele,
amor di parole e morsi di mele.
Lui è spettatore e così sembra,
che quando muore, scrive
e questo gli risacca nella mente, rive,
marea e morte alle membra.

Lui è volo di terra, al di là della prole,
del tempo è assolo di tromba,
stona in ingenue parole,
sognando, si vede ombra,
polvere compone la sua sola mole.
@Codadilupo

Quarto

Figlia imparentata al saggio sapiente ed al leggero sciocco,è ultima in patimento, pensiero in finale delega e primario sigillo. Questa
eccezione, troppo eccedente, sacro scritto e legge universale d’ordine, subito, è illusione nel sacro e nel profano, pegno che il genio paga e lo sciocco elude;figlia di raziocinio e follia, realtà visiva in etica ermeneutica, velleità; è esigenza, dannazione,illusione ed immanenza ultima o prima, è figlia e madre del pensiero, che è saggio se ha il sapore di un dubbio, tu sei l’inconsistenza, tale che sei dolore, ignota ed amore, quanto sei rumore di parole e silenzio in splendore, nella bocca di chi saper suole e di chi non vede che la terra, calpestandola, nemmeno vuol sapere se v’è l’orma delle suole.
@Codadilupo

“Ci finanzia la Apple!” -Intervista ai #noncandidati.

Sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana invadendo i nostri pomeriggi passati a scorrere le dita sulla HOME di Facebook con criptici video… Sappiate che mia nonna ha paura del tizio con la maschera antigas. e che sono stati denunciati in quanto per le riprese del video sono stati maltrattati cameraman e molestati passanti.

Hanno poi appeso striscioni e ricoperto i muri di scuole, università ed edifici con  adesivi.

Cattura

 

Non contenti, hanno anche deciso di disturbare le nostre tranquille e passive passeggiate in centro mano nella mano, o col passeggino o con la busta Benetton.

Il 27 febbraio scorso hanno dato vita ad un’ assemblea pubblica a piazza Portanova in cui hanno invitato la cittadinanza a partecipare attivamente alla vita politica della loro città disegnando la “loro città ideale” partecipando al percorso di #NONCANDIDATI.

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I passanti transitavano. Alcuni non si sono degnati neanche di qualche secondo di attenzione, forse gli stava scadendo il grattino del parcheggio oppure gli pesava in tasca il bigliettino elettorale di Forza Italia; alcuni lanciavano giusto uno sguardo di sufficienza, quello che tuo padre userebbe mentre li definisce “i soliti comunisti” e ti dice di votare il suo amico perché gli deve fare un piacere con delle pratiche ‘mo che sale al comune e che ti trova gli agganci giusti ‘mo che finisci la triennale di economia; alcuni pensavano fosse uno spettacolino teatrale quindi hanno portato via i bambini quando hanno sentito qualche parolaccia; qualcuno doveva trovare un intrattenimento mentre fumava la sigaretta aspettando la fidanzata che uscisse dalla boutique; molti sono intervenuti ringraziando “questa gioventù” per la forza di volontà con cui stavano portando avanti l’idea di una città diversa e diversamente vivibile.
Salerno, però, ha ricevuto una piccola scossa.
Ne abbiamo approfittato per intervistare a crudo le menti che hanno partorito questo progetto. Manterremo l’anonimato sulle loro identità per rispettare la tendenza assolutamente democratica del movimento e per evitare che i loro vicini scoprano che essi sono dei pazzi squinternati che vanno in giro riprendendosi con maschere e passamontagna…

 

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-Età media di questo “movimento”?
G:Dal primo anno dei licei agli universitari. L’età media delle persone che spesso si riuniscono è diciotto anni.

-Vi siete posti come un movimento che non rispecchia i vecchi schemi della politica. Avete esperienze passate in movimenti politici o partiti?
G: Personalmente “aborro” le logiche di partito, di conseguenza non ho mai militato in uno di essi.
Certo, ci sono studenti che ora si stanno avvicinando alla politica e altri invece che già sul piano cittadino si sono affermati come militanti nei vari movimenti di aggregazione studentesca e sociale.
M: La base è che #NONCANDIDATI è un laboratorio politico eterogeneo. Di conseguenza, ci sono differenze d’idee. Abbiamo fin dall’inizio provato ad andare oltre queste differenze per costruire un cammino politico comune che dal basso richiami oltre a tutti gli studenti, anche le associazioni che lavorano sul territorio battendosi per qualunque tematica abbia di fondo la necessità di immaginare un’altra idea di città.

-Non avete paura, guardando il vostro modus operandi, di poter essere ricondotti ad una esperienza politica ora ben affermata come il Movimento Cinque Stelle quando ha cominciato a mettere le radici nella società?
M:Assolutamente no. Beppe Grillo ha sempre esposto la chiara necessità di voler distruggere i partiti come mezzo e strumento di politica. Ribadisco che noi vogliamo costruire dal basso un cammino politico ben diverso dalla sua campagna elettorale del 2013. Non vogliamo buttare giù tutto, distruggere il sistema politico. Non chiamiamo tutto ‘merda’. Crediamo sia necessario raccogliere e sintetizzare le proposte concrete di tutte le parti sociali. Il nostro obiettivo è quindi creare un programma e farlo approvare.
L: La bellezza di questo movimento che io definirei prevalentemente studentesco che mira a raccogliere consensi sul territorio per trasporli in reali e concrete proposte è che unisce esperienze politiche passate diverse. Ci sono persone che hanno militato tra Movimento Cinque Stelle, PD e altre cose. Non possiamo dare opinioni su chi votare o non votare dato che le opinioni sono personali dei singoli partecipanti: il movimento è composto dalle idee che essi portano per una città migliore a prescindere dai loro schieramenti, qualora questi non influiscano sul lavoro di tutti.

-Credo che molte persone potrebbero risultare impressionate in modo poco positivo da alcune delle maschere che vi rappresentano (alle anziane non piacciono le maschere antigas e ai commercianti non piace il passamontagna) e so anche di un diverbio con le forze dell’ordine per averle indossate in un luogo pubblico mentre facevate le riprese per uno dei vostri video. Perché quelle maschere?
G: Per non farci riconoscere: la DIGOS ci cerca!
M:Abbiamo indossato quattro maschere. Con ogni maschera abbiamo voluto veicolare una delle principali tematiche che il movimento mette in evidenza: spazi sociali, cultura, cittadinanza studentesca ed ambiente e vivibilità. Il messaggio alla base delle maschere è che #NONCANDIDATI non ha capì che dettano la linea politica ma è un cammino comune di tutte le persone che non si sono sentite rappresentate dalla politica degli ultimi vent’anni né tantomeno dagli spot elettorali apparsi sui giornali fin ora.

(Vi riporto alla mente)

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Chiunque può stare sotto ognuna di quelle maschere, perché chiunque vive uno dei disagi che esse identificano!

-Dove e come possiamo entrare in contatto con le attività di #noncandidati?
M:Sulla pagina Facebook di “Rete della Conoscenza – Salerno” o sul gruppo aperto #noncandidati2016 per adesso.
G:Non vi preoccupate che ci faremo sentire noi: abbiamo un ricco calendario di iniziative che abbiamo presentato oggi in piazza che va fino al 31 maggio, giorno delle elezioni comunali a Salerno.

-Chi vi finanzia?
M:Assolutamente nessuno. Siamo degli studenti che si sono messi insieme con un irrisorio contributo di 10 euro. Non puntiamo a far salire alcun candidato quindi nessuno avrebbe interesse a finanziarci.
L: Abbiamo fatto una cosa molto Americana in cui teniamo alla trasparenza dei nostri fondi perché siamo contrari al finanziamento pubblico ai partiti. Ci finanziano la Apple, la Vodafone e soprattutto il benemerito signor Silvio Berlusconi.
G:In poche parole, facimm’ i ccollett!

-Oggi non tutta la cittadinanza ha partecipato alla vostra iniziativa. Voi chi pensate che questo movimento debba raggiungere?
G: Salerno è una città difficile dal punto di vista sociale. Speriamo di poter raggiungere tutta la cittadinanza. Ovviamente farlo fin dall’inizio del percorso con i nostri mezzi è utopico, ma non intendiamo fermarci. L’idea è di aprire i dibattiti intercorsi nella componente studentesca salernitana a tutta la cittadinanza attiva e passiva della città che si troverà a maggio a dover esporre la propria preferenza sulle votazioni.
M: #NONCANDIDATI punta a raggiungere un tessuto sociale il più eterogeneo possibile. Come si può leggere dai manifesti molto simpatici, è un programma aperto che va dagli 1 ai 99 anni: parte dalle istanze delle scuole e delle università, si allarga su chi opera per la cultura e lo sviluppo del territorio.

-I vostro genitori chi votano?
M:I miei genitori hanno sempre votato a sinistra, ora non votano più.
L:Mio padre era democristiano, poi è passato al PD e ora è grillino.

-Strutturando questa carovana piena di idee in modo così chiaro ed aperto, non temete che chiunque possa far vessillo delle proposte e istanze che portate avanti? In fondo, il vostro programma non supporta e non denigra nessuno, quindi tutti potrebbero rivendicare tali idee in campagna elettorale per accaparrarsi una parte dei vostri seguaci.
L: Ma magari i candidati prendessero parte di questo lavoro e lo portassero sul tavolo del discorso! Purtroppo conosciamo la politica salernitana e sappiamo che la distanza tra il dire su un cartellone elettorale e il fare è sostanziale.
C’è un mare che va superato. C’è bisogno di concretezza per uscire dalla crisi di questo Paese… (E prosegue scimmiottando la parlata politichese con la voce decisa e il mento ritirato nel collo in stile ‘Qualunque Politico Di Fronte Al Microfono‘ -)
Questi politici, queste liste se vogliono portare le nostre proposte avanti, tanto meglio. Sappiano però che noi siamo solo un grande e dinamico contenitore di idee per la città che verrà: non abbiamo intenzione di appoggiarli!

I ragazzi di #noncandidati cominciano a dissolversi tra la folla che li prende uno a uno intenta a chiedere informazioni, a condividere con loro opinioni. Due o tre di loro restano davanti al cartone con indosso le maschere innalzando un appello che descrive perfettamente il clima culturale che oggi respiriamo oggi in mezzo al disagio cittadino:

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Noi, intanto, andiamo a cercare di farci dare il numero di Silvio da L.!

 

@Kage

@photo by Gianluca Villani and Alfonso Parrilli

 

Lo Scambio

La via di fuga era
Tutte le curve che si potevano disegnare
Nel parcheggio rialzato.

Il mare di nebbia scura
Pasceva
Dai parabrezza
Alle campagne d’asfalto
Riflesse attorno

E Ulisse aspettava
Che il tesoro
Arrivasse prima delle Sirene.

Il loro canto
Blu e cantilenante,
Era condanna certa
Per chiunque
Navigasse
Sulle rotte dei verdi vapori.

La strada del ritorno
Scivolò via dal suo stomaco
Senza luci danzanti.

La conoscenza sbava
L’idea accende i muscoli
E l’azione li nutre di energia vitale.

Zoppicava,
Ondeggiando tra la stampella
E il borsone.
Via dal parcheggio.
Viale
Tra le villette a schiera
E gli appartamenti a bocchi.
Al balcone una TV.
Un bivio
Con le auto parcheggiate
A pettine e alla sinistra
Il lampione alto
Decine di metri.

Il sole era elettrico,
Tutte le luci lo erano.
Oltre, il cielo era cortina
Oscura.
Più l’elettricità
Illuminava passi e sguardi
Delle persone,
Più il cielo diveniva
Immenso giardino
D’ignote forme nere.

La berlina apparì
E occupò
Un dente del pettine.

Ulisse si riempì di quella luce
Come fosse l’ultimo sole
Prima dell’Ade
E attraversò il bivio verso i blocchi.

L’inferno era un eco
E bastava mettervi ordine
Perché diventasse solo
Una colorata attesa.

Posò il borsone nel bagagliaio.
Infilò la busta in tasca.
“La roba sta tutta dentro”.
@kage

Terzo.

Una finestra ed un volto che si mostra da quella, una sigaretta accesa per una storia sudata e mai vissuta, nulla ti può dare di più di questi astratti pensieri;hai tanta di quella malinconia da poterla vendere per felicità ed andare a dormire, ma chi può disegnare la tua espressione di lieto amore e di fugace corsa alla senilità, non sai più perché e come si possa vendere l’istante ad un leggero volo, non si può sempre volare.

Nulla si svincola dall’ora sempre più tarda, nulla si vuole ignorare in un ripensamento e si tace luce alle stelle, eppure loro sono sempre pronte a rispondere al tuo sguardo, sguardo che non s’ alza e le stelle svaniscono nella luce della città. La lacrima cade per quella sera dolce e triste che si vuole tale, tutto per quella splendida strada, non si può sempre alzarsi in volo, ora ti tocca camminare e sai che domani,forse, potrai tornare a volare, ma più di prima riuscirai a navigare,con lo sguardo volto a scrutare il mondo dall’immensità e sarà dolce tutto ciò, ma ora mi godo la mia piccolezza e questo me così distrutto.

@Coda di lupo

ODISSEO IN M9. Episodio 1 – Fuoco

-Che cazzo hai fatto?! Sta bruciando tutto!
Il calore che sentiva, quel calore strano era un intruso tra i freddi meccanismi motori della piccola e scura cittadella galleggiante: aveva scoperto da dove proveniva. Trovò Macro rannicchiato vicino ad un gomitolo di lingue di fuoco.
-Ho solo… Cercato di accendere un fuocherello per riscaldarci… Non pensavo…
-Fuocherello?!?! Questo è un fottuto incendio e si sta diffondendo ovunque!
Sta distruggendo la cittadella! Vorresti ritrovarti a nuotare nella Sostanza?
-Non… Non lo so. Come potrebbe essere?
Gli occhi di Macro erano persi nel vuoto, larghi dischi scuri che galleggiavano nei bulbi. Non si muoveva e pareva non avvertire ciò che intorno era la catastrofe imminente.
-Che ti prende? Ti sembra il momento di smettere di respirare?! Dobbiamo muoverci a spegnere ‘ste fiamme!
-Manca… Manca… Aria! Il sangue non…
Gaek prese il portasigarette dalla tasca ed estrasse uno spinello. Era il primo modo che gli era balenato in testa per fargli respirare aria pulita. Non era facile galleggiare nell’oceano di Sostanza, tra i detriti di una civiltà ormai deceduta. Senza una luce verso cui procedere, solo con metallici e gelidi ingranaggi a comporre una cittadella in cui vivere e navigare, da far funzionare per sopravvivere. Ogni molecola di ossigeno era insozzata dagli effluvi della Sostanza.

Gaek e Macro vivevano in quello stato da un periodo che ormai avevano smesso di calcolare. Ricordavano stralci di cosa fosse la terra prima di vedere solo derelitti di piattaforme naviganti e piccoli scogli giallastri? Sapevano cosa fosse il mare prima che tutto ciò che di liquido potevano percepire fosse solo un depurato di quella strana ed invitante sostanza color mostarda? Ciò che bevevano, ciò con cui si lavavano, ciò con cui coltivavano, cucinavano, disegnavano era un resto di ciò che li circondava, che li risparmiava e giocava con le loro menti… Era per quello che avevano scelto di utilizzare quel nome: era una sostanza tossica e allo stesso tempo assuefacente, era una sostanza essenziale per la loro sopravvivenza ma allo stesso tempo era la loro condanna a girovagare: ricopriva il mondo, lo aveva assorbito. Per un momento si convinsero fosse la Sostanza di cui era fatta la genesi dell’ Universo, deciso a cancellare la razza umana, si convinsero che Dio avesse quella forma e che volesse riappropriarsi del Creato…

-Ok, calma. Tira da questa! È l’erba medica. Aspira, cazzo, aspira!
-Devo… Devo alzarmi… Voglio berne un po’. Un sorso, solo per sciacquarmi la bocca. Voglio sentirne giusto un po’ il sapore, mi farà bene, lo sento… -Ignorava totalmente la canna accesa vicino alle sue labbra.
-Quanta ne hai bevuta oggi? Quanta?- chiese Gaek.
Era agitato e lo strattonava per cercare di farlo tornare in sé. Vide una minuscola goccia aranciastra scendere dalla cavità dell’occhio e rigargli una guancia, poi Macro disse:
-Oggi… Riesci davvero ancora a distinguere i giorni? Il giorno e la notte sono sempre dov’erano prima? Li vedi ancora alternarsi nelle luci e nelle tenebre? Sono così sfumati che ormai neanche riesco a distinguerli più, vedo solo un’impassibile coltre di Sostanza sopra di noi che filtra gocce di luce, come volesse ricordarci che oltre c’è ancora qualcosa, ma non per noi. Neanche so se il tempo ancora scorra: conto uno, due, tre, quattro secondi per convincermi esista. In questo paesaggio sempre uguale, in cui il cambiamento è dettato solo dai cocci di civiltà che galleggiano inermi, dove sono le montagne?! Voglio vedere un albero! Ogni tanto mi guardo in quello specchietto rosa che trovammo tempo fa in quella villa sommersa per metà. Vedo le rughe e le venature nere del mio viso. Crediamo di essere salvi dal veleno in questa cittadella ma ne siamo dipendenti, ci scorre dentro e probabilmente moriremo prima di trovar qualcosa che possa terminare questa specie di viaggio nel nulla! Ormai, neanche più so cosa cerchiamo. Neanche so più se esista ciò che cerchiamo. Aprì la bocca, esterrefatto. Gaek sapeva di aver di fronte Macro nella più delirante assuefazione, ma non poteva non ascoltarlo. L’incendio, la possibilità che il fuoco mettesse fine al viandare, lo fece esitare sul prendere in mano la situazione. L’aria era preziosa, quindi cominciò a respirare lentamente. In circolo c’era ancora la dose del mattino. Respiri profondi, minore afflusso di sangue al cervello. Sostanza ristagnante. Cominciava a risentirle. Crescendo d’intensità, nascendo in modo sommesso e impercettibile: vibrazioni in tutto il corpo, il cervello come in una gabbia piena di migliaia di persone urlanti e sbraitanti che sgomitavano tra i suoi neuroni. Fine dell’ assuefazione. Ora comincia la discesa. Lo sballo è particolare: sentivano come se potessero affondare in ogni superficie, se ogni cosa che gli stesse in prossimità fosse il giaciglio su cui trascorrere la vita: bastava concentrarsi su questo benessere e aspettare… Quando l’effetto calava cominciavano a non capire cosa aspettassero ma credevano che stesse per arrivare, quindi volevano farsi ancora prima che passasse l’effetto e si rendessero conto che nulla sarebbe arrivato. Farsi è come stare ad una stazione in cui al posto delle panchine ci sono i letti più comodi del mondo ma si sta attendendo la risposta al quesito dell’uovo, della gallina e del senso della vita nel mondo scendere coi tacchi alti e le giarrettiere dal prossimo treno. La sostanza che aiuta ad attutire il passaggio dallo sballo alla lucidità è la marjuana: il down è lento, cambia l’assuefazione e fa tornare lucidi in modo meno brusco e con meno paranoie.

Gaek adorava fumare quella roba, anche senza essersi sparato la Sostanza. Prima di tutta sta storia era semplicemente uno a cui piaceva un sacco di fumare, a quei tempi socialmente definibile come “fattone”. Passava giornate ad acculturarsi sugli effetti della Cannabis e derivati e scoprì che era capace di purificare l’aria dalle sostanza tossiche. Poco dopo la catastrofe tornarono alla sua mente quelle ricerche della Phytotech nel 1998 sul filtrorisanamento: studiarono la capacità di dieci piante e tra queste la cannabis di ripulire l’aria che assorbivano durante la fotosintesi per rilasciare ossigeno pulito. Si disse “se ha funzionato a Chernobyl, perché non dovrebbe ripulire anche l’aria qui dentro e nel nostro sangue?”. Ogni stanza di quell’enorme ingranaggio aveva un piccolo polmone verde che ripuliva l’aria è l’ossigeno emesso dalle bombole. Il vecchio mondo è finito, in quello nuovo l’erba ci salverà, pensava.
Prese la canna che aveva passato a Macro e la riaccese nel rogo.
-Come lo… Con cosa lo hai acceso?
-Banconote. È bastato qualche etto.
-Ah… Ok.

Per un momento entrambi si immobilizzarono. L’ansia Di Gaek svaniva man mano che la nuvola di fumo si espandeva per la stanza, bianca, cremosa. Macro era pietrificato, un gomitolo di incertezza sotto una coperta con solo lo spinello, qualche ciocca di capelli e la punta del naso distinguibili dalla lana. Ardevano nelle fiamme gli ultimi pezzi utili per riscaldarsi, se non fossero riusciti a ricordare il numero della cassaforte. Gaek odiava i numeri, Macro doversi ricordare le cose a memoria: scuse da fumatori, si schernivano a vicenda. A cosa gli servivano ormai quelle banconote? Stracci di carta ormai senza valore che un tempo erano il sangue della società, che tutti pensavano un giorno avrebbero dato valore anche all’aria che tutti respiravano: oggi li bruciavano per accendere la macchinetta del caffè, anche se chiamare quel intruglio caffè era una grossa pretesa…

Gaek spense lo spinello e diede un taglio a quella situazione. Prese di peso Macro e lo trascinò nel corridoio. Chiuse la Sala Macchine e staccò la bombola dell’ossigeno che utilizzavano per respirare aria pulita in quello spazio. Prima o poi la mancanza di ossigeno avrebbe spento il fuoco, Macro si sarebbe alzato per la difficoltà a respirare sotto il Livello Zero Della Sostanza, in cui era situata la Sala Macchine. Macro si spostò in bagno e si accese un altro spinello, nudo nel vano doccia. Spense la canna dopo tre lunghi tiri e fece scorrere l’acqua della doccia. Ci si raggomitolò dentro. pioveva sulla sua schiena. Era senso di colpa, erano i postumi, era la stanchezza, era essere umano in mezzo a quella che sembrava la gialla morte della razza umana, il vagare nella nuova natura, disorientati. Gaek indossò la maschera antigas, montò il vaporizzatore nel filtro laterale e si spaparanzò in terrazza a guardare il nebbioso orizzonte. Era uno spettacolo sublime, si sentiva come l’uomo nel dipinto che avevano appeso ad una parete. Quell’uomo ben vestito, di spalle, col volto rivolto verso le nubi bianche ed i picchi montuosi che vi si tuffavano fuori. “Il viandante sul mare di nebbia”, di Frederick… Frieditch… Freddy… Vabbe quello, pensò tra se e se. Scrutavano entrambi una natura che li lasciava stupefatti. I detriti galleggianti e le nubi, la distesa gialla e gli aguzzi picchi montuosi. Morbida e cruda allo stesso tempo. Pacata e terrificante allo stesso modo. Accennò un sorriso sotto la maschera. Quel quadro l’avevano trovato in un attico in cima ad un grattacielo. Quell’attico insieme alla terrazza fuoriuscivano di pochi metri dal Livello Zero Della Sostanza. L’erba lo riportò in quel attico, in ciò che nel mondo sul fondale era chiamato “lusso”…

(CONTINUA…)

@ Kage

Il ventennale di un disco che ascoltavo a quindici anni.

Oggi è una giornata strana a prescindere. Il periodo di fine Gennaio e inizio Febbraio l’ho sempre vissuto con dolce/amara ambiguità anche per via di alcuni anniversari memorabili tra cui questo su cui devo spendere due parole per rigore di cronaca di vita.

Oggi Heavy Petting Zoo dei NOFX compie 20 anni.

I NOFX sono stati uno dei gruppi cardine della mia vita nel bene o nel male, un gruppo che ha dettato il manifesto per ciò che era il mio principio di autodeterminazione musicale ai tempi del liceo dove ascoltare HC melodico e revival punk sembrava un valido compromesso per surrogare la mia attitudine da sfigato. Sbagliavo ovviamente, ma all’epoca mi sembrava fosse così. Heavy Petting Zoo è un disco che fondamentalmente non è mai stato capito. “Punk In Drublic” nel 1994 aveva aperto ai NOFX le porte del successo portandoli ad essere tra i nomi di punta di una scena che si stava da poco mescolando con le sirene di MTV e delle Major. Dopo quel capolavoro sarebbe bastato scrivere un altra sequenza memorabile di anthem sulla scia di Linoleum per riconfermare lo status di gruppo punk e avere quindi botte piena e moglie ubriaca. Ed è qui che subentra la genialità dei NOFX, perchè Heavy Petting Zoo è innanzitutto un disco geniale.
Partiamo dal presupposto che se per alcuni gruppi c’è il timore dell’inaspettato e dell’imprevisto e quindi la voglia di osare e optare per soluzioni sempre differenti anche a costo di rischiare,per altri suonare sempre uguali a se stessi,album dopo album,è un punto di forza dove baratti l’evoluzione musicale con il secolare discorso sulla coerenza. I NOFX, limitatamente al punk rock,sono il gruppo più rappresentativo di quest’ultimo modo di basare una carriera musicale. Heavy Petting Zoo è un disco che in ogni caso suona sempre e maledettamente NOFX. Il marchio di fabbrica è lo stesso di sempre…l’unica differenza è che su questo marchio,a questo giro,loro ci pisciano sopra quello che resta della sbronza della sera prima. Genialità dicevo, ma anche ironia: il titolo, la meravigliosa copertina, una voglia costante di prendere per il culo chi si era invasato all’idea che i NOFX si sarebbero venduti, tirando fuori un album crudo e naif, privo di inni e pezzi realmente rappresentativi,composto con un occhio chiuso tra una birra e l’altra e per questo spesso tacciato stupidamente di lentezza e mediocrità. Il genio sta, ad esempio, nel far partire il disco con “Hobophobic”, un pezzo che concentra adrenalina pura in 48 secondi rimandando direttamente agli spericolati assalti ritmici del fortunato predecessore facendo ben sperare per l’avvenire..il punto è che dopo l’opener la situazione muta radicalmente chiarificando la dichiarazione d’intenti: creare un fallimento commerciale e quindi un album inascoltabile per il pubblico standardizzato di Green Day e Offspring. heavy-petting-zooChe la realtà possa essere ben diversa da quella appena descritta è da tenere in considerazione ma la fascinosa caratterizzazione su quest’album del me liceale, fatta di faide tra Fat Mike e lo star system che manco la camorra, resta la versione a a cui il cuore mi impone di dare ragione. E giù di flanger, xilophoni, power chord discontinui e ottave su impianti ritmici scarni ed essenziali messi alla berlina per il fatto di “non essere hardcore melodico”. E invece lo sono: ” Bleeding Heart Disease” e “Release the Hostages” sono lì a testimoniarlo. Liricamente parlando Mike si disimpegna totalmente limitandosi alla sua passione per il lesbismo (Liza) e alla caratterizzazione grottesca di situazioni quotidiane, dell’amore (“Hot Dog In A Hallway”,”Love Story”), degli stereotipi e della medio-borghesia americana (“Bleeding Heart Disease”,”What’s The Matter With Kids Today?”).
Zero politica e zero critica sociale (a parte “The Black And White”). Sempre curioso vedere come i dischi tacciati di essere commerciali siano poi quelli più fallimentari e che piacciono di meno. Arduo spiegare agli oltranzisti quanto la sublime e anthemica freschezza di Punk in Drublic o So Long And Thanks For All The Shoes sia molto più vendibile. Oggi il sesto album dei NOFX compie 20 anni nel giorno in cui io compio 20 anni,6 mesi e 2 giorni mentre cerco di tenere il conto di cosa sia effettivamente cambiato rispetto a 5 anni fa,quando Heavy Petting Zoo entrò nella mia vita spaccandomi il cuore in due…quando questa musica veloce,carica e apparentemente ignorante aveva un significato che trascendeva concetti e parole. L’ho riascoltato stamattina a distanza di almeno un paio d’anni e resto dell’idea che non sia invecchiato di un solo giorno e che nella sua imperfezione sia forse il miglior disco che i NOFX abbiano mai tirato fuori per quanto venga troppo spesso considerato robetta prescindibile. Mentre sfumano le ultime note di “August 8th” e parte il riff di “Drop The World” provo un senso di nostalgia misto ad emozione, quasi come se mi scendesse una lacrima. E quando a 20 anni ti emozioni in forma nostalgica e romantica ascoltando un album la cui copertina raffigura un uomo che masturba una pecora capisci perfettamente la piega che ha preso la tua vita.

@ Millstone